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Azzurro

  • Immagine del redattore: Ing. Sisso
    Ing. Sisso
  • 28 apr 2022
  • Tempo di lettura: 3 min

Un giorno azzurro di calma piatta, silenziosa ma minacciosa. Ecco cosa serviva a Leo per uscire in mezzo alla gente, per sentirsi risucchiato fuori dal proprio rifugio metropolitano e sputato in mezzo ai campi coltivati circostanti alla sua città. Tutto esclusivamente in solitudine, per poter mantenere il proprio spazio vitale in mezzo a quelle distese di foraggio in crescita, troppo strette per due persone.


Abbandonava la sua macchina sul ciglio della strada appena dopo un piccolo centro abitato, una frazione abitata ormai da anziani contadini, e si incamminava per le stradine polverose fino a perdersi a tarda notte per continuare a vagare nella notte sulla via del giorno successivo. Nessuno lo era mai venuto a cercare o si era mai chiesto dove fosse finito durante questi suoi giri, a lui andava bene così, per estraniarsi da una società che non capiva come potesse averlo accolto dentro di sé.

Come la sua figura improduttiva fosse accettata, le sue insicurezze e i suoi problemi assecondati, come altri umani volessero allacciare rapporti con lui, non lo comprendeva e questo lo inquietava.


Le campagne lo alienavano da tutto ciò e lo facevano sentire realmente solo come lui si considerava, lo facevano respirare, lo portavano vicino alla propria vitalità collegandolo con una visione limitata e rassicurante. Grano, terra, carraie, sole ed un cielo azzurro. Quel sole lo scaldava, lo richiamava a sé e lo schiacciava contemporaneamente al suolo come un’ombra a mezzogiorno. Lo rigenerava, lo cullava nei pensieri e lo rassicurava quasi come in un abbraccio materno.


Questa volta portò con sé il proprio walkman e la cassetta regalatagli da Martina, non aveva mai sentito la necessità di ascoltare musica durante questi suoi periodi di straniamento ma la partenza della sua amica ed il dono di quell’oggetto probabilmente significavano qualcosa per lui che necessitava di un ascolto che solo quel silenzio poteva concedergli. La cassetta era completamente nuda, senza alcuna scritta o etichetta sopra, dal colore marroncino chiaro del nastro si trattava di una Tipo 1 al ferro come quelle che vendevano nel negozio di dischi della sua città. Non aveva ricevuto nulla oltre a quella, solo uno sguardo ed un saluto e non sapeva quale sarebbe stato il contenuto di quel nastro, parole sicuro, ma di chi? Si decise ad ascoltarla.


"I used to think that the day would never come I'd see the light in the shade of the morning Sun My morning sun is the drug that brings me near To the childhood I lost, replaced by fear I used to think that the day would never come That my life would depend on the morning Sun"

Lei aveva capito, per tutto questo tempo, aveva capito il perché della sua ricerca di solitudine ed il rifiuto di tutte quelle occasioni presentatisi dopo la laurea. Aveva trovato il modo di comunicarlo a Leo, sapendo quanto le sue sparizioni lo portassero alla riflessione, sapendo quanto raccoglimento avessero per lui quelle giornate di assenza.


Il nastro terminò la sua corsa con un click plastico seguito dal ritorno ad un silenzio diverso da quello precedente alla cassetta, lo estrasse dal walkman e si accorse di una scritta sul leader rosso trasparente del nastro: “Ed ora?”.


Il silenzio era diventato quasi scottante e si sedette all’ombra di un fosso, chiuse gli occhi ed espirò profondamente dopo quella che pareva un’apnea interminabile.


Ed ora? Cosa sarebbe successo?




Testo della canzone: "True Faith" dei New Order

Foto di copertina: Miriana Dorobanțu

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