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Farti Sangue

  • Immagine del redattore: La Splash
    La Splash
  • 15 set 2022
  • Tempo di lettura: 5 min

La cosa che Teresa amava di più del suo gruppo di amiche storiche era la loro abitudine di andare sempre alle mostre che la loro città proponeva. In particolare, lei ed Agata, sua ex-compagna di liceo, erano entrate in un gruppo di appassionati di fotografia, e con loro giravano tutta la regione alla ricerca di eventi più o meno conosciuti.

Quel giorno erano finiti in un paese sulle colline della cittadina vicina. La mostra non era un granché, ma Agata aveva comunque abbandonato l’amica per flirtare con il fotografo, facendosi raccontare nel dettaglio la storia di una vecchia rezdora il cui viso imperava nella stanza.

Teresa, annoiata a morte, si era rifugiata fuori in un angolo del portico e si era portata una sigaretta alle labbra. Mentre frugava nella borsetta, una mano le arrivò davanti al viso e le porse la fiamma di un accendino. Si voltò e vide Riccardo, l’unico fotografo realmente umile che avesse mai conosciuto. Si sorrisero e lei si accese la sigaretta.

“Grazie”, disse sbuffando fumo. “Come stai, Rick?”

“Dai, tutto bene. Il lavoro procede, non mi lamento.”

Passarono qualche secondo in silenzio, poi lui si girò e indicò il bar dall’altra parte della strada.

“Senti, ma due chiacchiere e una birra? Che dici? Tanto ‘ste foto fanno abbastanza schifo.”

La ragazza schiuse un sorriso immenso.

“Buona idea, dai”, fu la sua risposta ad alta voce.

Passarono il resto del pomeriggio a parlare fitto fitto di ogni aspetto della loro vita. Quando venne il momento di lasciarsi perché Agata aveva finalmente capito che il fotografo non era interessato a lei, i due si salutarono con un gesto della mano e si promisero di rivedersi presto.

Non appena salirono in macchina, Agata si voltò di scatto verso l’amica.

“Allora? Ce l’ha fatta?”

Terri sorrise e si accese un’altra sigaretta.

“Ebbene”, sorrise.

Agata ridacchiò e accese il motore.

“Cazzo, finalmente!”, esclamò.

“Stavo per perdere le speranze. E chiedigli il numero con una scusa, e invitalo a tutte le uscite del gruppo, e fagli gli occhi dolci dall’altro lato della sala…”

“E quant’è che non trombi?”, chiese l’amica.

“Nove mesi tra una settimana.”

“Cazzo, Terri. Starai morendo dalla voglia.”

Teresa sbuffò il fumo buttando la testa all’indietro.

“Mi fa proprio sangue”, sussurrò, e nella sua testa si creò l’immagine del corpo di Riccardo e del suo ad avvolgerlo come un serpente e a riempirlo di baci.


“Sei molto affascinante, oggi.”

Per il primo appuntamento decisero di andare al cinema a vedere un film horror. Lui arrivò un po’ in ritardo, tutto sudato e affaticato dalla corsa. Terri non capì se fosse l’odore di sudore ormonale misto al profumo che si era messo oppure la camicia che lasciava intravedere un po’ di pelo sul petto, ma quel giorno ai suoi occhi era particolarmente bello. Lui si passò timidamente una mano tra i capelli e si asciugò la fronte imperlata di sudore.

“Ma che dici, che sono anche tutto sudato. Puzzo davvero di caprone, scusami.”

Si tenettero per mano per tutta la durata del film, voltandosi ogni tanto a guardarsi negli occhi e a stupirsi di piacersi così tanto. Ma quando Teresa uscì dalla sala, non era soddisfatta; era stanca dei film horror splatter in cui la donna viene fatta a pezzi dall’uomo che la seduce.

Che palle, pensò, mai nessuno che racconti la storia dal nostro punto di vista.

Provò a spiegarlo a Riccardo, ma lui era entusiasta della pellicola e così Teresa lasciò perdere.

Più tardi la riportò sotto casa e si separarono fremendo di voglia, perfettamente consapevoli di desiderarsi a vicenda ma aspettando il giusto momento per fare le cose.


Per il secondo appuntamento, Teresa si aspettava una bella bevuta in un locale scelto da lei che faceva cocktail spaziali e pieni di alcol, un primo bacio da leggermente brilli, una magnifica trombata e poi una bella dormita ognuno nel suo letto e tanti saluti.

Invece andò diversamente. Si sedettero ad un bar per prendere da bere e non si alzarono più. Parlarono di cinema, libri, filosofia, ricordi d’infanzia, parlarono dei loro genitori, dei loro primi amori, chiacchierarono d’arte e di cose impegnate, spettegolarono per ore sugli amici in comune ma soprattutto non si tolsero mai gli occhi di dosso. Teresa non riusciva a smettere di sorridere.

I camerieri li cacciarono dal locale a notte fonda, ma loro avevano ancora tantissimo da dirsi. Fecero l’alba. Lui la riaccompagnò a casa alle sei del mattino, ma quel giorno cambiò qualcosa: le prese il viso tra le mani e le diede un piccolo bacio sulla fronte. Poi fece qualche passo indietro senza permetterle di ribattere e la salutò col suo solito cenno.

Teresa fece altrettanto. Poi salì in casa e si appoggiò alla porta.

Voleva solo scoparsi un ragazzetto insicuro.

Cazzo.


Uscirono altre volte con i loro amici, andando tutti insieme a vedere delle mostre come loro solito. Ciò però che distruggeva Teresa era l’assenza di contatto fisico: ormai uscivano da quasi un mese e non c’era stato neanche un bacio. Ogni volta che si guardavano o quando lei standogli vicino sentiva l’odore della sua pelle, si immaginava la sensazione delle proprie unghie conficcate nella sua schiena e la voglia immane, imponente, non più ignorabile di baciarlo e farci l’amore e averlo. Ma Riccardo non si faceva mai avanti, con quella sua timidezza che lo paralizzava e lo costringeva a rimandare il tutto alla prossima volta, e poi a quella dopo, e quella dopo ancora. Lui era tenero, ma Teresa era stanca.


Al sesto appuntamento, lei si decise. Se non l’avesse baciata, sarebbe stata lei a prendere in mano la situazione.

Dopo una rapida cena, provò a invitarlo su in casa ma lui si tirò indietro. La ragazza sospirò, poi gli prese una mano e gli si avvicinò vertiginosamente.

“Riccardo”, gli sussurrò guardandolo dritto negli occhi, “mi piaci. Mi piaci dalla prima volta che ti ho visto, che stavi parlando con Agata e ti sei interrotto per presentarti a me. E non hai idea di quanto ti voglia ora”.

Qualcosa scattò. Il sesso, sempre così prepotente negli occhi di lei, comparve anche nelle pupille del ragazzo. Era una minuscola scintilla, coperta da strati di inadeguatezza, ma era abbastanza per Teresa.

“Anche tu mi piaci. Mi piaci da impazzire, ma non voglio correre”, sussurrò lui senza riuscire a staccarle gli occhi di dosso.

Lei gli prese il viso.

“Non è solo sesso. Non sarai mai una storia occasionale, mi piaci troppo. Nel frattempo, perché negarci?”

Aveva ripetuto questa frase a molte persone, ma mai prima d’ora aveva detto veramente ciò che pensava. Questa cosa la rese stranamente felice. Riccardo abbassò lo sguardo, imbarazzato, ma si lasciò scappare un sorriso di sollievo.

“Sono felice anch’io”, ammise quasi come fosse riuscito a leggerle la mente.

“E allora baciami, cazzo.”

Si guardarono immobili per un secondo e poi si gettarono l’uno sulle labbra dell’altra. Si baciarono a lungo, con una foga da adolescenti che Teresa non ritrovava da anni, poi d’improvviso Riccardo sentì un dolore lancinante al labbro: un morso.

Si staccò di colpo ma lei lo riprese immediatamente e riportandoselo alla bocca lo morsicò ancora e ancora, sempre più forte. Il ragazzo si dimenò, la spinse via, ma ogni volta Teresa tornava, cieca nella sua voglia, e riprendeva a baciarlo e a morderlo fino a strappargli la carne. Il sangue di lui iniziò a macchiarle il mento e il viso e le entrò in bocca. Fu un attimo: lei si allontanò dalle labbra ormai martoriate del ragazzo, mollando la presa, e Riccardo cadde all’indietro tenendosi la bocca sporca di sangue. La ragazza lo guardò e negli occhi di lui vi riconobbe il terrore: un fremito le scosse la pelle fino ad arrivarle tra le gambe.

Il loro era un piacersi sincero, tenero: lo desiderava più di ogni altra cosa. Voleva divorarlo nella sua interezza per partecipare della sua carne, voleva amarlo boccone dopo boccone. Le piaceva talmente tanto che neanche si accorse di essersi chinata su di lui per baciarlo di nuovo, immobilizzandolo a terra. E in quel nuovo delirio erotico, pensò a quanto sarebbe stato bello fare finalmente l’amore con lui.

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