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La storia di Leo: "Neon Love"

  • Immagine del redattore: Ing. Sisso
    Ing. Sisso
  • 8 set 2022
  • Tempo di lettura: 2 min

Era finalmente la sera del loro appuntamento. Leo scelse di vestirsi all’ultimo (per terrore delle famigerate chiazze ascellari) optando per una camicia a maniche corte e dei jeans navy che aveva indossato in un paio di occasioni, per qualche mostra o per qualche riunione di partito.

Cazzo, gli sembrava quasi di essere in ordine per una volta nella propria vita. La cosa lo straniva e lo preoccupava tanto da quasi dimenticarsi l’appuntamento. Non si riconosceva affatto e mai sarebbe arrivato a questo in passato.

La selezione del locale adatto lo mise ancora più a disagio del vestiario, con il sollievo del doversi soltanto presentare là, la scelta spettava a lei anche perché per le sue uscite si era sempre accasato in osterie o simili postazzi.

Era ora di andare, però. La radio si accese con la macchina ed iniziò a gracchiare.


And I can't get you, I've got no love My heart is burning, and then, my heart is turning I come back again (Again, again, again, again) Listen to me, baby Your life is wonderland You'll find a love, I'm so sure Living in Japan


Lo sospinse fino alla sua meta.


L’esterno appariva scintillante, ricoperto di geometrie specchiate e di neon dalle sembianze umane e colori vibranti. Un tappeto rosso e delle transenne di plastica colorata formavano l’ingresso, presidiato da un paio di ragazze cotonate (parevano le attrici delle telenovelas sudamericane che tanto andavano di moda nelle tv locali) coperte da un cortissimo tubino nero.

Non proprio il suo tipo di locale ecco, il suo abbigliamento da lower middle class attirava sguardi disgustati e risolini ma tant’era. Non era sicuramente lì per mettersi in mostra.


Lei arrivò in tremendo ritardo, ma raggiante e con un leggero affanno come se avesse corso nel tragitto dalla macchina a lì. Poteva anche averlo fatto, ma Leo non se ne sarebbe accorto sicuramente tanto era assorto nel rimirare il locale. Gli si affiancò e lo salutò prendendolo a braccetto lasciandolo un attimo interdetto. Era splendida, il suo scusarsi ripetutamente per il ritardo gli pareva una sequela incomprensibile di parole tanto era imbambolato dalla di lei visione.


Si sedettero al tavolo non senza poche storie del maître, impettito, che ricordava loro il quarto d’ora massimo di ritardo dalla prenotazione. Leo gli allungò dieci carte per il disturbo e quello se ne andò via quasi come offeso dalla ricompensa così bassa.

Fece per chiedere i menù che lei partì di scatto verso la toilette “Scusami un attimo”, lasciando lui ed il cameriere appena arrivato un attimo perplessi.

Si guardò un attorno per capire cosa potesse aver causato tale gesto così improvviso in lei e chiese al cameriere di ripassare gentilmente fra una decina di minuti, non poteva essere scappata così rapidamente per nulla. Vide una signora sulla cinquantina girare fra i tavoli con sguardo interrogativo e scambiando qualche parola sottovoce ai commensali, doveva aver infastidito qualcuno nella clientela perché venne accompagnata (anzi a momenti strattonata) da un paio di camerieri fuori dal locale.





Lyrics tratte da "Living In Japan" (1985) dei Fun Fun

Foto di copertina: Fabian Møller

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