La storia di Leo: "Notte Bianca"
- Ing. Sisso

- 6 ott 2022
- Tempo di lettura: 1 min
Quella sera Leo non prese sonno ma la passò interamente a rimuginare disteso sul divano e provando occasionalmente a rileggere il comunicato di partito, senza però grandi risultati o idee fulminanti per renderlo degno dell'occasione. Lo assaliva un angoscia diversa dal solito, era sì legata a quel rugoso plico di fogli manoscritti, ma non era quella che aveva avuto quando si era dovuto annunciare l'annullamento dei tornei di burraco nella sede di partito (ormai frequentati da una decina di vecchietti) o quando la festa unitaria era stata interrotta bruscamente per un ondata di maltempo.
No, questa volta aveva una responsabilità diversa dal solito e quelle parole scritte d'impeto e di sghimbescio gli parevano pesare come il piombo. Si accinse anche a telefonare a Martina, la notte e gli amici portano spesso consiglio, si sa, per poi rendersi conto dell'alba riflessa sulla parete del condominio affiancato al suo. Meglio evitare, la vista del sole lo fece desistere e lo spinse in un torpore mentale attiguo a quello del sonno, una catalessi, e pian piano i suoi occhi si sigillarono come una lettera al contatto con la ceralacca sciolta. Appoggiò il viso al cuscino e rapidamente perse i sensi. Uno squillo del telefono lo svegliò di soprassalto, dal caldo che faceva doveva essere il primo pomeriggio, l'una o le due al massimo.
Bene, pensò Leo fra sé e sé, altro non posso fare a questo punto.
Foto di copertina: Dim Hou su Unsplash



Commenti