Le prede
- La Dantesca

- 14 feb 2022
- Tempo di lettura: 2 min
In un momento, una fioca luce ti ha attraversato il viso.
Ti ha travolto di mille e mille altri lustri. E nemmeno il fumo e le tante coppie di occhi che abitavano quella sala potevano distrarmi da quella visione. Un magico incontro, fortuito, tra essere umano e luce. No, non era sole, forse un vano riflesso del lampione sulla strada.
La musica suonava per te, in un momento io non c'ero più. Il mondo aveva scelto te, nella tua ignara gloria, colorata da un caldo color oro. Il cappotto che ti scendeva lungo i fianchi, un bicchiere in mano. In un momento, ti ho scelta. Eccoti diventare protagonista della mia prossima scena. Non ti conosco, mai t'ho vissuta, eppure sei così limpida nella mia mente.
Riconosco ogni dettaglio di quella sera, potrei contare fino all'ultima goccia di pioggia che ha toccato il pavimento quella sera. Io ricordo quella sera, un momento così lontano e così vicino. Non mi hai guardato, non mi hai nemmeno notato; protagonista sei stata e protagonista sempre rimarrai. Quanto vorrei esser te e vivere ignaro un'esistenza di luce sul viso.
La natura, il caso, la luna, un lavoro collettivo. Per te. Ed io sono qui, a parlar di te. A scrivere qualche riga, in una notte così sola e così lontana da te. Tu, personaggio di qualche scenario sconosciuto, dove sei? Quanto egocentrismo pensare che, forse, vivrai solo nel momento che questa pagina tratterà. Forse ti incatenerò alle mie parole. Acufene, di un essere così insignificante come un uomo sulla Terra.
Una casa così lontana, non è qui il mio posto. Vorrei che fossi tu a scriver di me. Vorrei la prigionia delle parole, l'amore nascosto di qualcuno che si ferma a scrutare e a raccontare di te su carta straccia. Ho scritto così tante persone, raccontato così tante storie. Non posso raccontare me. Perché sono egocentrico, un anello di una catena troppo più grande di me. Eppure riconosco che la tua esistenza dipende da me. Da quanto ancora deciderò di scriverti, di pensarti, di guardarti, di ricercare quella visione così vivida, impressa nella mia mente.
Forse avrai un nome, forse non lo saprai mai. Detengo il potere di un dio, scrivo di te e tu, pensi dalla mia penna. In quel momento, la luce ti bruciava. Un Icaro perso, nella mondanità di una sala da ballo. Eppure tu, atemporale finzione, in un momento ti sei accorta di me. Mi hai guardato, dritto negli occhi. Hai issato, lanciato un grido dolorosissimo. In un momento, ti sei alzata sui piedi e sei andata via. La tua sedia rimane vuota.
Il momento è finito, puoi essere libera, o almeno pensare di esserlo. Scoprirai ben presto quanto ho detto di te. Te ne sei andata, pensando fosse la scelta più giusta. Io sono qui, a cercare la prossima preda. Il prossimo volto da incastonare in una prigione di parole, la prossima finzione a prendere vita.
Foto di copertina: Clem Onojeghuo



Commenti