Notti Felsinee
- Ing. Sisso

- 27 dic 2021
- Tempo di lettura: 3 min
Notte umida e fredda cala sulla Dotta, confine separatore fra l’Emilia e la Romagna.
Non tira un filo di vento né si scorge una nuvola in cielo, ma un brusio si alza fra gli interminabili e graffitati portici.
Lo scalpiccio di giovani passi aumenta proporzionalmente all’avanzare del buio, piccoli plotoni colorati marciano e saltellano nei vicoli della città nel raggiungere la loro destinazione iniziale, la prima di tante quasi come fosse un pellegrinaggio sacro.
Questi gruppi appaiono estremamente eterogenei e marcano il loro percorso con diverse tecniche sensoriali, come per marcare il proprio passaggio o per lasciare un ricordo del loro percorso ai posteri.
Nuvolette di fumo, profumo, miasmi psichedelici, alto-gastrici o basso-intestinali vengono rilasciati a profusione nell’aria circostante e risultano incisivi nel riconoscimento etnico-politico-social-identitario dei loro componenti umani. La presenza un odore in prevalenza rispetto ad altri permette di classificare questi gruppi con precisione pressoché accurata come eventuali particolarità estetiche sia nel vestiario che fisiche.
Queste tribù di “indiani” considerano le strade ed i vicoli della città come una estensione ibrida dei vari pub, bar, cessi, motel o cassonetti situati come funghi alle basi dei palazzi in mattoni e fornendo una varietà grottesca (e studentesca) delle attività e delle specialità di questi studenti pellerossa.
Una in particolare si afferma su tutte trattandosi di una materia, all’apparenza, propria ed esclusiva degli ingegneri: l’idraulica.
Sì perché, percorrendo questo territorio selvaggio durante le ore notturne, è possibile scorgere molteplici meraviglie fluidiche: fontane orinarie dai lunghi ed elaborati spruzzi, emessi da putti ventenni in chiodo di pelle e jeans, con getti che vanno infrangendosi con sfregio giovanile addosso a qualsiasi parete o paratia capiti loro sotto tiro, talvolta sfidando anche le leggi della fisica e talvolta causando danni collaterali o ‘’fuoco amico”. Oppure è possibile osservare impetuosi e violenti getti gastrici schiantarsi contro il terreno per decorarlo con i mille colori della cena appena consumata dagli artisti in questione, garantendo ilarità e sollievo al termine di suddetta pratica.
L’attività idraulica maggiormente diffusa e madrina delle precedenti è sicuramente lo scarico selvaggio di qualsiasi tipo di liquame alcoolico e disinfettante all’interno delle proprie cavità orali.
Liquami dai mille profumi, colori e gradazioni, vengono mescolati rinominati in maniera accattivante per attirare l’attenzione (e il poco denaro) degli studenti.
Tralasciando le discipline scientifiche, si presenta dunque innanzi a noi il secondo aspetto fondamentale di queste vivaci notti che è quello della socialità. Anche questa è una materia di studio e osservazione per tanti degli studenti che affollano le vie della città, oltre a costituire per gli esseri umani in generale una delle necessità atta a garantire loro la sopravvivenza.
Ed è così che nelle piazze e nei locali nascono e fioriscono una moltitudine di nuovi rapporti dalla durata di una notte fino ad una vita intera, il tutto coadiuvato da una curiosità ed un cameratismo tipici della giovinezza e della vita fuorisede.
Questo formicaio brulicante di culture può risultare all’apparenza caotico per un provincialotto come il sottoscritto, ma ci sarà sempre qualcuno pronto a prenderti per mano e farti da guida nella penombra delle vie e nelle luci dei locali.
La notte corre veloce e clandestina, ad un drink ne sussegue un altro, l’ora del rientro arriva in una sorsata.
Inizia il rientro alle proprie alcove che coincide con il termine del brusio, per il breve riposo degli instancabili guerrieri della notte.
Cala così il silenzio (anche se per poco) sull’ennesima notte felsinea.
Foto di copertina: manoscritto del pezzo; fonte: Ing. Sisso



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