Sex and the Caccola
- La Splash

- 22 ott 2021
- Tempo di lettura: 4 min
La mattina, quando il sole rimbalza sulle finestre del palazzo vicino e mi sveglia troppo presto, sto sempre da schifo. A me piace dormire a lungo e svegliarmi con la testa leggera, farmi un caffè e sapere che due ore dopo sarà già ora di pranzo. Ma quando mi alzo presto a causa della luce, non appena inizio a prendere consapevolezza del mio corpo, prima del caffè e delle bestemmie, la prima cosa a cui penso è: devo lavarmi.
Il corpo umano mi disgusta terribilmente. Andiamo a letto profumati come Coccolino e ci risvegliamo con la stessa faccia di Yzma ne “Le follie dell’imperatore” e l’ascella di Kronk, che non so perché mi ha sempre dato l’impressione di essere un puzzone. Così come tutti, anch’io faccio schifo, non lo nego. Dormo a bocca aperta e sbavo come un bulldog affamato, con cui condivido lo stesso principio di alitosi mattutina. Mi alzo coi capelli sempre spettinati, pieni di nodi e puntualmente unti, e gli occhi incrostati di caccole che mi impediscono di vederci bene per almeno un quarto d’ora. E puntualmente ho la faccia gonfia e delle labbra che farebbero invidia a Valeria Marini dopo un’offerta “Prendi due, paghi una” sulle siringhe di botox, o qualunque cosa ci si inietti oggi.
E voi penserete, “Fai schifo”.
Certo, ma pensate che questa è solo la faccia. Perché ancora non ho parlato dell’ascella che pezza ancora di più con quell’odore acido da premestruo, o del sottotetta appiccicaticcio che ti impuzzolentisce il reggiseno. Quello che stagna nelle mutande, poi, rimane nelle mutande. Sfido chiunque ad avvicinarsi con la faccia e col naso alla passera di una persona che ha appena dormito per dieci ore. E se credete di essere migliori degli altri, perché lo fate regolarmente o l’avete fatto una volta in un impeto di follia, vi meritate i miei complimenti. Ma ora siate sinceri: ne è valsa la pena?
Ricapitolando: mi sveglio, mi schifo, mi lavo. Il problema si pone parzialmente se, al mio risveglio, mi trovo accanto solo il pupazzo che mi ha regalato un’amica vedendomi troppo single. In quel caso, mi alzo, piscio, mi sciacquo la faccia, la fagiana, mi dirigo verso il frigo grattandomi una chiappa, mi faccio un caffè, maledico il pazzo che passa sotto la mia finestra facendo jogging: la mia mattina tipo, insomma.
La solfa cambia se al posto del peluche c’è uno dei maschietti che la me ubriaca riesce con maestria a rimorchiare in serata.
Sapete, per una donna portarsi a casa un qualunque maschio tra i venti e i trent’anni è molto più semplice del previsto. Basta farlo bere, parlare dei propri gusti in fatto di cinema e libri e trovarli così incredibilmente simili ai suoi, mostrare il collo buttando leggermente indietro la testa quando si ride, farlo sentire speciale, e in quattro e quattr’otto ve lo sarete portato a letto facendogli credere che è lui a trombarsi voi. Purtroppo per me, un comodo letto matrimoniale in stanza singola nel centro della città vuol dire solo una cosa: al cento per cento, lo stronzo si fermerà anche a dormire. Ed ecco che la mattina dopo dovrò aspettare il mio turno al bagno perché quello starà cagando tutti i Negroni che si è bevuto; e dovrò pure offrirgli il caffè, e, soprattutto, fare conversazioni assolutamente inutili mentre l’unica cosa che voglio è che si levi dalle palle, perché la cacca scappa anche a me.
Ma la rottura di cazzo più grande sarà, non appena aprirò gli occhi, dover subito scappare sotto la doccia per fargli credere di essere la stessa strafiga dalla quale si è fatto trombare la sera prima. Quando ne uscirò, con quel sex appeal sbarazzino da struccata che solo una ventenne col mio ego può avere, e mi rimetterò a letto a flirtare ancora giusto per il gusto di poterlo fare, è molto probabile che il bastardo azzardi un bacino senza prima essersi lavato i denti. Brividi. E allora dovrò indietreggiare leggermente, sorridere con cortesia e sussurrare: “In bagno c’è il mio collutorio, se vuoi”, con lo stesso delicato dispiacere che provò tua madre quando ti confessò la non esistenza di Babbo Natale.
Di conseguenza, come potrete capire, io sono contro il sesso appena svegli.
La notte è per scopare, ma la mattina è solo per non rivedersi più.
Ecco che anche stamattina il sole mi sveglia troppo presto.
Apro gli occhi, mi sfrego via un po’ di bava secca dall’angolo della bocca, mi sistemo le mutande e mi giro sul fianco.
La tua schiena è un mappamondo di nei che vorrei esplorare uno ad uno. Ti abbraccio da dietro e ti riempio la pelle di baci, ti coccolo con quegli strusci a scatti tipici dei gatti, ti svegli, ti giri verso di me. Una caccola gigante è spiaccicata all’angolo esterno del tuo occhio.
“Fai schifo”, mi scappa in un sussurro. Tu non ribatti, ma con un cenno del capo mi indichi il petto. Guardo verso il basso: i bottoncini del pigiama si sono slacciati e una tetta punta dritto verso la tua faccia. La fisso. Torno a guardarti. Ci scappa da ridere. Ti giri sul fianco verso di me e ti avvicini per baciarmi. Ti fermo con un gesto perentorio, poi ti prendo la faccia con una mano e ti fisso con la più assoluta serietà.
“Non ti muovere”, bisbiglio manco fossi un cane, mentre con l’altra mano ti tolgo il caccolone. Ci fissiamo per un attimo, vagamente rincoglioniti da una giornata iniziata troppo presto, accenni di nuovo un bacio e stavolta ti lascio fare, mentre con nonchalance mi pulisco la mano sulla tua maglietta.
Odio fare sesso al mattino, ma il tuo corpo mi piace a qualunque ora del giorno.



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