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Ferro, Silicio e Carbonio: l'Ing. Sisso si presenta

  • Immagine del redattore: Ing. Sisso
    Ing. Sisso
  • 21 ott 2021
  • Tempo di lettura: 3 min

Ho sempre detestato le discipline umanistiche, le ho sempre ritenute superflue, astratte e lontane da qualsiasi realtà quotidiana. Provavo per esse una repulsione viscerale, che fosse l’ora di arte alle medie oppure quelle di lettere alle superiori.


“Fare il liceo? Manco morto” dissi ai miei genitori a 12 anni, “Nessuno della nostra famiglia ci è mai andato e non vedo perché debba essere io il primo, molto meglio il tecnico che mi farà avere un lavoro e di che mangiare”.


Le mie radici sprofondano nel territorio emiliano (Reggio Emilia) all’interno del suo cuore più vero: terra, ferro e tanto sudore che da generazioni si mischiano in un ciclo infinito che farebbe arrossire qualsiasi modello della cosiddetta “economia circolare”. Che a casa mia si chiama usare le cose finchè non si rompono ma vabbè.


Queste sono le mie origini: contadini e operai, materialismo, semplicità, nessuno spazio per un qualsivoglia di aleatorio o astratto perché con quello non ci si mangia.


Un vecchio comunista una volta mi disse in dialetto “Me a crèd sultant in còl ca vèd e in còl ca posià tochèr, tot al rest in dal cavcedi” (vediamo chi la capisce al primo colpo, per gli altri guardate in fondo al testo) e penso che questo riassuma bene tutto ciò che mi è stato trasmesso riguardo alle mie origini.


Ma la mia persona non si riassume in così poco, sai che noia altrimenti?


Ed ecco che entra in gioco la diversità, una ribellione ed una voglia di distacco netto da dalle mie origini per quanto resti legato a tutto ciò. Questa ribellione (o quasi una epifania oserei dire) è iniziata da quello che per molte persone è uno dei periodi più bassi della propria vita: la depressione.


Ma una depressione di quelle viscerali, costanti, violente al punto di schiacciarti al letto ogni mattina al risveglio e di lasciarti senza fiato con le lacrime agli occhi, aspettando che smetta di aggredirti per poter iniziare un’altra di tante giornate così.


Ecco, in quel periodo della mia vita ho scoperto che la mia sete insaziabile di conoscenza e di esplorazione (oltre che ad una libido famelica) non potevano essere soddisfatte dal convenzionale e dal semplice, ma che era necessaria la ricerca di me stesso dentro a cose che per tanto tempo avevo ripudiato. Nel frattempo gli anni sono passati da allora e mi accorgo che a conti fatti sono solo all’inizio di questo viaggio anche se come si suol dire “ne è passata di acqua sotto i ponti”.


Un campione della carta straccia tanto cara all’autore

Non ho mai abbandonato però, il materialismo che contraddistingue la mia terra (non sarei quasi ingegnere, ancora un paio di esami ndr) semmai è diventato materialismo storico e nel frattempo ho aperto dentro di me la porta ad un nuovo tipo di conoscenza che è complementare alla materia in sé definita.


Ferro, Silicio e Carbonio: con questi tre elementi è possibile costruire un mondo.


Carta e penna: con questi due oggetti è possibile costruire un uomo.


Vedremo a cosa porterà questa nuova avventura con carta e penna, delle altre tre ne ho già abbastanza del mio lavoro.


Al prossimo sproloquio,

Ing. Sisso*




* NB: "sisso", in dialetto reggiano, sta per "letame", "liquami". Uso in una frase: "Quando apro le finestre di casa, entra una puzza di sisso tremenda".


Traduzione della saggezza popolare per non reggiani: “Io credo soltanto in ciò che vedo e in ciò che posso toccare, tutto il resto sono cazzate”.


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