“Anche le streghe usano Zoom”: la Internet-Spiritualità
- La Dantesca

- 1 set 2022
- Tempo di lettura: 5 min
Una notifica. “Gli amministratori hanno approvato la tua richiesta”. Il Facebook-relitto ha parlato: sono dentro. I gruppi sono diversi, sparsi, abbastanza folti. Nei post fioccano raccomandazioni di libri e segnalazioni di incontri studio, poi cristalli, tarocchi, sigilli e cerchi sciamanici. Mi sento un’intrusa e osservo tutto con cauto rispetto. Poi, eccolo.

Un invito speciale, una cerimonia online per i partecipanti del gruppo neopagano. La guida spirituale parla piano e mostra gli strumenti per il rituale al suo pubblico. Tutti hanno accesso diretto all’incontro. La voce della sacerdotessa guida i credenti nei passaggi per l’incantesimo. Chiude con un bacio lanciato.
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Osservo incantata. Il “luogo sacro” dove avviene il rituale per (e con) i fedeli, non è più la stanza o l’altare, bensì la diretta su Facebook. È così che Internet diventa un vero e proprio spazio spirituale e trascende dalla restrizione di mero mezzo. Quando il punto di contatto con la divinità è il rito, se questo è tenuto nello spazio dell’etere non significa che abbia interesse minore ma che, spiritualmente, quello spazio riveste lo stesso ruolo di una moschea o di una chiesa.
Lo ammetto: un po’ ho pensato al parroco che, durante la quarantena del 2020, aveva attivato i filtri di Facebook mentre recitava la messa (il video di Repubblica).
Eppure, oltre ai possibili incidenti con i filtri di Facebook, questo ci permette di vedere come, già da tempo, abbiamo intriso di spiritualità il mondo virtuale: Radio Maria, questo è per te. Una diretta su Facebook è alla pari delle trasmissioni live del Papa in tv o degli speaker sui minareti che riproducono gli adhān: la potremmo chiamare tecno-spiritualità.
TECNO - PAGANESIMO 101: L'INCHIESTA
L’episodio del rituale neopagano non è un caso. Il ritrovato interesse nelle usanze religiose dell’età antica ha catturato ingente attenzione nel mondo online. Sono grandissime le community web Wicca, Neopagan o semplicemente “Witch”. Lo possiamo vedere su - preparatevi per il ricaccione del secolo - Tumblr, dove l’hashtag #Paganism conta più di 149mila followers. Niente male per un sito mezzo morto. E sicuramente niente male nemmeno per i Neopagani che, già dai primi anni ‘90, hanno intavolato il discorso sulla tecno-spiritualità.
Sono ignorante in materia: meglio risalire direttamente alla fonte. Accedo al gruppo Facebook e faccio un post. Un po’ impaurita clicco “Pubblica” e aspetto le risposte.
21.40, DING!
Instauro una breve conversazione con un gentile signore che mi racconta quanto sa e mi fornisce alcuni link utili. Gli altri utenti del forum mi spiegano attentamente cosa s’intende per “Tecno-paganesimo”: il termine vuole raggruppare tutte quelle pratiche neopagane che integrano strumenti della tecnologia nei rituali o nelle ricerche. Non vi ricorda qualcosa? Oltre al prete-filter, un Book of Shadows versione e-book (o un PDF del vangelo per i Cristiani), una lampadina usata al posto della tradizionale candela oppure, per tornare al titolo, una congrega che si riunisce via Zoom. Resta estremamente affascinante come la religione possa mutare (nella maggior parte dei casi) in corrispondenza dell’evoluzione dell’uomo.
Quali sono le conseguenze teologiche del caso? Brevemente: Mark Pesce, il più importante esponente del Techno-paganism, viene intervistato da WIRED nel 1995 (link).
Nell’articolo, Pesce dice:
“I computer sono semplicemente degli specchi. Non c’è niente dentro di loro che non sia stato messo da noi. [...] Penso che i computer possano essere sacri proprio come noi, perché rappresentano la comunicazione fra uomini e fra le entità [...] che evochiamo in quello spazio.”
Continuando, afferma:
“Techno-pagans […] honor technology as part of the circle of human life, a life that for Pagans is already divine”.
In breve, la tecnologia è semplicemente una vertebra dell’uomo e fa parte di quel dispiegarsi della divinità che altro non è che l’universo nella sua totalità.
Ma non finisce qui.
LA DEA NATA SU INTERNET
Se fra voi c’è chi ancora pensa che Internet non possa avere un ruolo importante nella religione, preparatevi alla vostra fine. Voglio raccontarvi di una divinità che probabilmente non conoscerete, ma che sul Web ha riscosso un interessante pugno di followers affiatati.
Sto parlando della famigerata Mesperyian (“Mesperia” in Italiano?), dea della tortura e della punizione.
Per questa dolce, dolcissima storia, dobbiamo tornare ancora una volta su Tumblr e raggiungere il 2015. Sì, è lontano, ma quanto era bello…Dovevate esserci. La community era spaccata in due, classicisti che brandivano ferocemente le loro tesi di laurea, alcunə “baby witch” che cercavano un bagliore di verità e seguaci sfegatati che rebloggavano fan-art della dea (tra l’altro graficamente irrealistici stando al racconto originale!).
Una vera e propria Guerra di Troia moderna, soprattutto se si guarda al motivo scatenante: una discussione su quale fosse la divinità greca più bella (link al post, archiviato dalla “Tumblr Hall Of Fame”). Un coraggioso utente condivide la sua opinione: Mesperyian, giustamente, il cui viso è stato sfregiato dalla gelosa Afrodite.

VENERARE IRON-MAN? SI PUÒ!
Per la storia completa, che sono sicura vi stupirà, vi rimando al link originale su Booksie, classe 2009. Ciò che è più interessante, però, è proprio come questa divinità, nata da e su Internet abbia riscosso una sua fetta di seguaci spirituali. Questo si ricollega, non soltanto, al Tecno-paganesimo, ma anche, alla corrente del “PC Paganism”.
E cosa sarà mai questo “PC Paganism”? “Pop Culture Paganism”, ovvero il culto di elementi derivanti dalla cultura pop. Un altro articolo, sempre su Tumblr - forse questa ricorrenza non è più così casuale - ci spiega come questo può manifestarsi (link al post). Si può venerare un personaggio della Marvel, così come creare dei tarocchi sul tuo fumetto preferito, “dare il nome di un Pokémon al tuo incantesimo” e così via.
Mesperyian diventa, quindi, un “classico” esempio di Tecno-paganesimo della Cultura Pop, di fusione tra mondo virtuale e spiritualità, tra antico e nuovo, sacro e profano. Alcuni sollevano la domanda: perché mai il racconto di Mesperia non dovrebbe essere classificato come mito?
La nostra antropologa di fiducia, scelta accuratamente dalla redazione, ci propone una definizione di mito, tratta da un vecchio esame (dato che ormai è una ragazza cresciuta):
“Qualsiasi cosa che sia stata importante per gli uomini può diventare oggetto di mito.” E ancora: “I miti sono narrative tradizionali autorevoli” e Mesperyian, per quanto riguarda questo punto, è autorevolissima. “Sono [...] “sceneggiature” all’indietro, perché narrati dagli umani dalla prospettiva della condizione presente. [...] (E) nascondono il fatto che siano gli umani a produrli.”
Penso che la soluzione al problema sia intrinseca: il mito è mito, ora e sempre.
Adesso non posso parlarvi della Cyber Magia o dell’importanza spirituale del Cyber Spazio, ma per quello ci sarà tempo. Vi lascio alle vostre riflessioni su Mesperia e Tecno-paganesimo, con le note di questa meravigliosa scoperta avvenuta durante l’inchiesta: la Witch Trap.
Foto di copertina: Joanna Kosinska su Unsplash



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