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INCEL: guida per l'uso

  • Immagine del redattore: Numerale
    Numerale
  • 8 mag 2022
  • Tempo di lettura: 5 min

Scusate se ci ho messo un po' a cominciare questo testo, ma appena finito di ricercare questo termine ho sentito l’irrefrenabile impulso di andare a farmi una doccia lunga un paio di mesi per levarmi da sotto le unghie tutto il marciume che ho, a mio malgrado, incontrato online.

Ora, se volete evitare di dovervi scorticare vivi sotto la doccia o di dover spegnere il cervello dopo il vostro contatto con questo termine, come capita ad alcune persone poco fortunate come il sottoscritto, mi sembra doveroso procedere per ordine e cominciare dal nome stesso.

“Incel” è l’abbreviazione di involuntary celibate, una categoria di persone che affermano di non riuscire a trovare un partner sessuale o romantico nonostante ne bramino intensamente uno.

Desidero soffermarmi particolarmente su questo punto, principalmente per via del fatto che almeno una ventina di ragazzi, leggendo le ultime due righe, ha avuto un attacco di tachicardia e ha pronunciato in coro e con voce strozzata: “Oddio ma parla di me!”. Ora, fatta la battuta del caso, possiamo delineare una massima tramite la quale parlare di questi soggetti: “Tutti gli incel affermano di non riuscire ad avere un partner, ma non tutti coloro che affermano di non riuscire ad avere un partner sono incel”.

Questo perché se ci limitassimo alla definizione di base, allora miliardi di persone, fra cui il sottoscritto, apparterrebbero alla suddetta categoria (e qui viene il punto in cui fate finta di stupirvi del fatto che uno che passa le sue serate a scrivere sugli incel non scopi). L’incel medio è caratterizzato da una forte misoginia, un profondo senso di autocommiserazione con occasionale disprezzo per se stessi e visioni decisamente estremiste sul mondo.

Il termine “incel” nasce in Canada nel 1993, quando una studentessa di nome Alana crea un blog dove discutere con altre persone la loro inattività sessuale: “Alana's Involuntary Celibacy Project". Il sito nel 1997 decide di abbreviare il nome in “INVCEL”, che verrà poi ulteriormente abbreviato con il termine con cui tutti noi oggi abbiamo, a nostro malgrado, una certa familiarità.

I blog incentrati sul tema incel si sono con il tempo moltiplicati e, a causa dell’argomento e della scarsa supervisione dei moderatori, hanno cominciato ad attirare soggetti con visioni sempre più estremiste, che hanno contribuito a dare al fenomeno la visibilità perlopiù negativa che ha oggi.

Termini come “redpill”, “bluepill” e “blackpill” che oggi si sentono in giro ogni tanto sono strettamente intrecciati con l'argomento. Il riferimento è al film Matrix, in cui Neo si vede offerto due scelte: prendere la pillola rossa e vedere il mondo per come è davvero o prendere la pillola blu e continuare a vivere in una menzogna a cui tutti siamo abituati. In questo caso prendere la pillola rossa o essere "redpillati" equivale in genere a condividere le visioni della politica di estrema destra americana, mentre con la pillola blu si è invece dei "bluepillati", termine usato per descrivere i liberali o chiunque non condivida le visioni dei quindicenni americani e socialmente disadattati che hanno coniato questi termini.

La cosiddetta “blackpill” invece è arrivata dopo, quando oramai la redpill era già vecchia e stantia, e certi soggetti sentivano il bisogno di mostrare al mondo che loro erano più edgy di altri: crearono quindi un termine che facesse capire alle altre persone che loro sapevano, loro sì che sapevano che le donne erano brutte e cattive e un po' tutte troie, a meno che non fossero al contrario delle suore viste comunque negativamente. Loro invece sì che erano bravi ragazzi, ma non venivano capiti: e così hanno sfruttato il nome “Chad” (termine analogo a “fighi”) insieme ad altre parole per poter costruire un muro dietro il quale nascondere tutte le proprie insicurezze che non riuscivano a superare e che li rendevano così arrabbiati con il resto del mondo. La ricompensa per questo loro essere dei “bravi ragazzi”? Il famoso “sesso” di cui avevano sentito tanto parlare.

Ricordo che all'inizio gli incel erano quasi simpatici, si aggiravano per le lande desolate di Facebook ridendo mentre ricondividevano le stesse tre foto: un cane giallo, una rana verde e il Joker di Heath Ledger. Quasi non facevi caso ai loro commenti sessisti mentre facevano guerra alle femministe radicali e ai SJWs (Social Justice Warriors), alla fine erano solo dei pagliacci un po' sfigati e rumorosi, utili per farti ridere e poco altro. Ammetto di non essermi accorto della loro proliferazione sino a quando questa divenne evidente e non potevi voltarti senza sentire puzza di ascella sudata e di iscrizioni annuali a Pornhub nell'aria.

Ritengo che gli incel siano un po' come le formiche, se ne spunta una e non la schiacci subito questa va a chiamare le altre e nel giro di una settimana hai un'infestazione fra le mani. Ora come ora possono essere trovati praticamente ovunque, basta entrare in qualunque fandom o in qualunque comunità online e se non stai attento a dove cammini rischi di pestare le cagate che sparano dalla mattina alla sera con il rischio che ti si attacchino pure alle scarpe. Perché se sei un ragazzino con dei problemi a socializzare ed entri in contatto con certi soggetti che ti dicono che i tuoi problemi scaturiscono dagli altri e non da te stesso è facile crederci: chi di noi vuole davvero sapere che siamo noi la fonte dei nostri dubbi e delle nostre incertezze?

È più facile dare la colpa alle donne, alle minoranze e via dicendo, entrando in un tunnel di rabbia e menzogne in cui talvolta si arriva anche alla violenza: riconducibili alla comunità incel sono gli omicidi del 2014 a Isla Vista in California compiuti da Elliot Rodger, la sparatoria del febbraio 2018 alla scuola superiore Stoneman Douglas in Florida compiuta da Nikolas Cruz, a cui seguì pochi mesi dopo l'attacco terroristico di Toronto compiuto da Alek Minassian, stessa città in cui meno di due anni dopo un diciassettenne entrerà in una spa armato di coltello e ucciderà la ventiquattrenne Ashley Noell Arzaga, madre di una bambina di cinque anni.

Non ci dobbiamo quindi stupire se la sottocultura incel viene ora considerata come una minaccia terroristica in molti Stati. La stessa creatrice del termine ha affermato che: "Come uno scienziato che ha inventato qualcosa che è diventato un'arma di guerra, non posso non inventare questa parola, né limitarla alle persone più gentili che ne hanno bisogno". Gli incel sono stati per decenni quella piccola parte della società che abbiamo scelto di ignorare nonostante mostrasse dei bei campanelli d'allarme, limitandoci a farci una risata ogni volta che questi glorificavano goffamente il Joker su 4chan, repostandolo ovunque, e limitandoci a definire come "un caso isolato" l'ennesima strage scaturita da questa ideologia, che è oramai radicata in troppe persone nascoste in bella vista.

Prima di scrivere i miei pensieri sull'argomento ho passato qualche mese su alcuni gruppi incel (spesso mascherati da semplici gruppi di shitposting) per schiarirmi le idee non sull'ideologia fine a se stessa ma sul tipo di persone che fossero gli incel stessi, come nascessero e da cosa fossero effettivamente mossi nei loro pensieri. Posso dire di non essere rimasto sorpreso nel notare che questi fossero quelli che nel 2017 il vostro Numerale avrebbe comunemente chiamato "sfigati atomici", soggetti profondi quanto una pozza d'acqua formatasi in una buca nella Via Emilia che nascondono la propria inettitudine sociale dietro una maschera di superiorità che usano per assomigliare a tutti quei soggetti che loro invidiano e odiano perché meglio di loro nella vita. Il tutto condito da un milione di parole di loro invenzione con cui denigrano chiunque si rifiuti di guardare il mondo tramite la lente sfocata tramite la quale lo guardano loro.

In conclusione possiamo dire che l'incel medio sia estremamente lontano dall'immagine tragica di se stesso che vorrebbe dipingere per ottenere la compassione di una società che lui stesso disprezza, assomigliando di più agli zombies di Romero nella Notte dei morti viventi, abbastanza simili alle persone normali da essere scambiati per tali ad una prima occhiata sino a quando questi si avvicinano all'ignara vittima con la loro puzza di marcio e il loro bisogno di infettare il prossimo con la loro cieca rabbia e mediocrità.



Foto di copertina: Adam Swancar

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