Nuova individualità (Morte alla creatività)
- Ing. Sisso

- 21 feb 2022
- Tempo di lettura: 2 min
Talvolta capita che il vostro Ing. Sisso si domandi a quale categoria sociale appartenga anche se tuttavia la domanda finisce sempre per mandare in tilt il suo povero calcolatore centrale finendo per ridurlo ad un inanimato ammasso di ferraglia.
Seppur esso trovi complesso auto-appiccicarsi ad una qualche categoria trova sempre divertente osservare i suoi coetanei muoversi con disinvoltura attraverso di definizioni e tribù metropolitane.
Ma come rispondere alle domande “Sono davvero unico?”, “Qual è il mio posto nella società?”, “A quale categoria appartengo?”.
Come è possibile risolvere questi dubbi?
“Ma Ing. Sisso” potrebbero obiettare alcuni, “Fin da quando siamo piccoli ci viene insegnato che siamo unici ed inimitabili come tanti piccoli fiocchi di neve”.
Certo, ma la neve con il freddo si accumula fino a formare un conglomerato compatto in cui i singoli fiocchi sono indistinguibili e con il caldo si scioglie trasformandosi in acqua, una massa informe e priva di una propria diversità (chiedo venia ai chimici per la generalizzazione).
Quella che viene propinataci come singolarità non è altro che uniformazione e categorizzazione imposta per reindirizzare ciò che consumiamo verso un determinato marchio piuttosto che un altro, il tutto facendo leva su valori personali che anch’essi sono pesantemente influenzati dal tessuto sociale in cui viviamo e in base a come spendiamo i nostri soldi.
L’abbattimento delle sfumature personali rende il processo di “consumo” dell’individualità ancora più semplice e categorico, coadiuvato dai social e da figure di reindicizzazione del consenso quali autoproclamati influencer e guru.
Anche fenomeni come l’ostentazione della propria individualità contribuiscono a questo sistema, fornendo una rassicurazione davanti all’inserimento forzato della propria persona all’interno della compartimentazione economica delle proprie caratteristiche.
“Io mi mettevo lo smalto sulle unghie prima che tutti gli uomini lo facessero, sono io l’originale e il creativo, gli altri mi prendono di ispirazione e sono persone piatte”.
Una dichiarazione del genere denota semplicemente una ricerca di approvazione ed una debolezza di convinzioni e purtroppo si tratta di un accadimento molto frequente.
Una reale e personale unicità non prescinde dai nostri consumi o da come appariamo agli occhi degli altri, ma dipende dalla nostra felicità e dalla realizzazione che raggiungiamo in base alle nostre reali aspirazioni di vita. Qualcosa come la conformazione e l’accettazione da parte di una società come quella in cui viviamo, risultano come aleatorie e prive di una consistenza reale nel nostro percorso di vita.
Non saranno i piercing, i tatuaggi, lo smalto, la dissacrazione forzata o la finta ribellione liberale alla società capitalistica (e patriarcale) a portare ad un reale cambiamento, ma un netto rifiuto del consumismo e della massificazione della creatività.
Foto di copertina: Kristopher Roller



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