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Uno zombie con l'ansia

  • Immagine del redattore: Numerale
    Numerale
  • 20 gen 2022
  • Tempo di lettura: 7 min

Era già da un po’ di tempo che meditavo l’idea di buttare giù qualche riga su un argomento come quello della droga e delle dipendenze e dal momento che sono bloccato a casa con il Covid ho pensato che non ci fosse momento migliore per raccogliere quelle che sono le mie memorie, i miei pensieri e le mie esperienze a riguardo.

Quando ero piccolo sentivo in continuazione parlare di questo spettro oscuro e astratto chiamato “la droga” senza sapere bene cosa fosse, ricordo solo che tutti gli adulti facevano di tutto per farti capire che “la droga fa male ed è brutta e non la devi usare” senza però dirti cosa fosse effettivamente questa droga di cui sentivi tanto parlare, come se ci fosse un qualche tabù sull’argomento che impediva a chi ci doveva formare di darci risposte precise sull’argomento.

Passarono anni prima di capire che non esisteva “la droga” quanto “le droghe” e che queste avevano aspetti e addirittura effetti diversi, ma il risultato era sempre lo stesso, se assumevi sostanze diventavi “un drogato”, una specie di mostro cattivo o di uomo nero che si nascondeva nell’ombra dei vicoli ed era sempre pronto a fare del male agli altri, come i vampiri i drogati sembravano all’apparenza persone normali ma nascondevano il loro marciume sotto la pelle per mischiarsi con le altre persone e attenzione, perché se diventavi un drogato era finita, era risaputo che lo rimanevi per tutta la vita e che non c’era nessuna possibilità di scampo.

Credo sia stata questa scarsità di informazioni sull’argomento che generò in noi adolescenti quella curiosità riguardo la cosa, curiosità che dovevamo soddisfare ad ogni costo, nonostante ci avessero detto l’esatto contrario per tutta l’infanzia noi sentivamo il bisogno di trovare delle risposte alla domanda “ma com’è la droga?”, ma come molti avevamo paura di cominciare da zero, senza punti di riferimento, e quindi cominciammo con il vizio che mi porto dietro d’allora e che non mi abbandona mai: l’alcool.

L’alcool è forse una delle dipendenze più comuni fra i giovani e posso capire chiaramente il perché: l’alcool è capace di trasformare la più noiosa delle serate a casa da solo in una festa senza fine, riesce a sollevare il velo della tristezza e delle preoccupazioni e a lasciarti senza pensieri per dolci lunghe ore, amplifica ogni gioia che provi e ti rende immune alle delusioni, forse è per questo che a lungo andare l’alcool è diventato il metadone della mia vita, lo scudo che la sera mi protegge dalla noia e dai pensieri che l’accompagnano sempre.

Dopo l’alcool naturalmente seguì l’altra grande accompagnatrice di ogni serata che si rispetti: l’erba, che con un paio di tiri era in grado di anestetizzare la vita e risolvere ogni problema, riempiva i vuoti lasciati dalla vita con viaggi mentali senza fine e ti rendeva così felice da ridere per ogni cosa, quasi alla fine non ti accorgevi di come le serate diventavano solo scuse per fumare, di come se non c’era fumo non c’era divertimento e di come ti dimenticavi di appuntamenti e occasioni importanti perché eri fatto, ne valeva la pena se voleva dire andare a casa del tuo amico tossico per infilarsi in quel microscopico monolocale che puzzava di fumo per usare il suo bong e mangiare i suoi brownies, e che avventura era tornare a casa poi: sgusciare in bici per i vicoli del centro ancora sballato e con la musica a palla nelle cuffie tagliando ogni semaforo e ogni incrocio perché non t’importava di nulla; ne valeva la pena anche se i tuoi amici volevano andare al parco a fumare con meno tre gradi, ne valeva la pena anche se ti venivano gli attacchi di panico, ne valeva la pena anche se tutti volevano fumarsi cinque canne prima di andare a ballare, con il risultato che stavi male e passavi il resto della serata bianco come un lenzuolo a girare per il locale come una specie di zombie con l’ansia.

Un’altra sostanza che accompagnava spesso le nostre serate era il mitico popper, una droga liquida che si assume per aspirazione nasale (e che ci crediate o no) che si compra nei sexy shops perché utilizzato in certi paesi come afrodisiaco per migliorare le esperienze sessuali. Posso dire (senza mezzi termini) che il popper sia una delle più grandi merde che io abbia mai assunto dal momento che è una droga sintetica che provoca un cosiddetto rush, una “botta” fortissima che dura poco meno di un minuto, e che ti lascia come uno straccio dopo un uso prolungato, quando inalato il popper causa una forte sensazione di calore e di euforia accompagnata da un aumento del battito cardiaco e un calo della pressione che può causare giramenti di testa, naturalmente siccome gli effetti del popper erano così brevi e intensi finiva spesso con una gara a chi riusciva ad inalarne di più senza collassare e dal momento che ti lasciava spesso uno spiacevole mal di testa c’era solo un unico rimedio: inalarne ancora e ancora e ancora, come un cane che si morde la coda da solo così a lungo da ritrovarsi a fine serata con una pressione sanguigna così bassa da fare fatica ad alzarsi dalla sedia, la tachicardia a mille e la testa che ti scoppia mentre senti le tempie che ti pulsano.

Ci volle il padre di un mio amico per convincerci a smettere, aveva già usato il popper da giovane e quando gli annunciammo tutti orgogliosi che insieme all’erba quel giorno avevamo anche il popper di un nostro amico questo scoppiò a ridere dicendoci che quella roba bruciava dieci volte le cellule cerebrali che bruciava la cocaina per poi farsi un paio di tiri, ma oramai il danno era fatto, non riuscivo più a guardare quella boccetta colorata senza immaginarmi un futuro da vegetale che sbavava nel letto e quindi mi toccò rivenderla al mio amico, facendomi la promessa che non l’avrei mai più toccata.

Nonostante l’esperienza con il popper però la mia fame di nuove esperienze e nuove sensazioni non era ancora stata saziata e dal momento che nel 2017 i trapper sapevano solo cantare di codeina decidemmo di provare anche noi: la lean si preparava mischiando sciroppo per la tosse a base di codeina e prometazina con bibite gassate, preferibilmente Sprite, per via del fatto che a questa maniera il drink acquisiva uno squisito colore violaceo e un sapore dolce che ti rimaneva in bocca per ore, rimasi molto contento dell’esperienza per via del fatto che la lean causava un forte rilassamento e una certa euforia, senza avere bisogno di essere fumata o inalata, nonostante questo però non diventai mai un usatore abituale della bevanda viola per via del fatto che per procurarsi lo sciroppo era necessaria una ricetta medica, e nessuno aveva voglia di farsi spedire a casa dello sciroppo comprato all’estero dal momento che c’era il rischio che i nostri genitori lo trovassero prima di noi nella cassetta della posta.

Un'esperienza simile fu quella con la Salvia divinorum, la cosiddetta salvia allucinogena, un allucinogeno dissociativo naturale, eravamo a fine serata nella sala comune del condominio di un mio amico ed eravamo rimasti in pochi e come ogni compagnia di amici semi-ubriachi che si rispetti chiesi al padrone di casa se aveva “qualcosa di più forte”, scomparì qualche minuto per tornare con un bollitore elettrico, una quindicina di grammi della pianta messicana e un sorriso a trentadue denti che lasciava solo intendere l’esperienza che stavamo per compiere, sotto indicazione del padrone di casa facemmo un infuso e dopo averlo bevuto masticammo e mangiammo le foglie per massimizzare gli effetti, mentre lui e un mio amico decisero di assumerne solo quanto bastasse per sentire gli effetti io e un altro compagno di bevute decidemmo di finire tutta la salvia rimasta perché alla fine che volevi che fosse? Non ci preoccupammo di cose come “dose consigliata” o “sicurezza”, no, noi eravamo alla ricerca di sballo quella sera, volevamo trovarlo a tutti i costi e così fu, passammo il resto della serata a ballare e ridere a crepa pelle come se non ci fosse un domani e come se non avessimo una singola preoccupazione al mondo, di certo non mi aspettavo che di lì a poco avrei passato una notte insonne, rigirandomi fra le coperte madido di sudore perché mi sembrava di andare a fuoco.

Quella che però fu la mia esperienza decisamente più sconcertante con la droga avvenne qualche mese prima di quella serata, il mio amico viveva ancora nel minuscolo monolocale che puzzava di fumo e decise di chiamarmi a casa sua per farmi provare qualcosa di nuovo, oggi non ricordo più il nome specifico della sostanza ma ricordo ancora bene a che famiglia di stupefacenti facesse parte: le anfetamine.

Nonostante avessi paura perché farsi “una raglia” era un traguardo che non avrei mai pensato di raggiungere decisi di andare fino in fondo perché la curiosità era decisamente troppa, stendemmo le righe su un tavolino, arrotolai una banconota da cinque euro (perché i veri proletari pippano con le banconote di piccolo taglio) e cominciai a tirare, a quella ne seguì una due volte più grande mentre il mio amico se ne fece altre tre, mi riesce davvero difficile descrivere a chi non ha mai avuto esperienze con le sostanze stupefacenti le sensazioni che quella droga mi provocò, gli effetti possono essere riassunti come “la botta della cocaina con gli effetti visivi dei funghetti allucinogeni” ma le parole non possono rendere giustizia a quella che è stata una delle esperienze più forti e fuori dal mondo della mia vita, l’eccitazione che provai fu indescrivibile e seguì una scarica di energia che mi fece sentire invincibile, tutti i colori che potevo vedere erano alterati e più splendenti che mai, le forme sembravano pulsare e tremare sotto i miei occhi, mi sentivo un dio e nulla poteva fermarmi.

L’effetto fu così forte che passammo la notte sul pavimento guardando due stagioni di Ash vs Evil Dead e lasciatemelo dire: se non avete mai visto Ash Williams fare a pezzi demoni con una motosega sotto allucinogeni non avete vissuto per davvero.

Credo fu la potenza di quest’esperienza che cominciò a farmi allontanare dalle droghe, a mesi di distanza continuavo a pensarci e volevo provare ancora quelle sensazioni ma sapevo che se avessi cominciato non avrei più smesso, di conseguenza un po’ per gradi cominciai a rifiutarmi di andare a serate dove sapevo che ci saremmo limitati a fumare tutta la sera, anche perché oramai l’erba mi provocava più panico che rilassamento ed era arrivata la pandemia che aveva reso difficile uscire di casa per fare scorta, mi ritrovai così costretto a vivere la vita senza scorciatoie e vie di fuga, costretto a sperimentare il lungo tedio della noia e dei pensieri che fino a poco tempo prima mettevo a tacere con pochi tiri di quello che avevo sotto mano in quel momento.

In definitiva però devo dire che tornando indietro rifarei tutto da capo, perché le esperienze che ho vissuto hanno contribuito a formare la persona che sono oggi nel bene e nel male, ma sono felice di essermi allontanato da vizi che ritengo dannosi per me e per chi mi stava intorno senza esserci “rimasto sotto” come invece è capitato a gente che conosco, i quali non riescono a tenersi a lungo un lavoro per via delle loro abitudini o perché non hanno voglia di lavorare, o che, ancora peggio, hanno subito danni cerebrali a causa di consumi prolungati di droghe pesanti che li hanno lasciati come versioni incomplete delle persone che erano prima.



Foto di copertina: Mishal Ibrahim su Unsplash.

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